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Rend. Online Soc. Geol. It., Vol. 17 (2011) - (DOI 10.3301/ROL.2011.26)

Coastal dunes vulnerability. GAVAM checklist method used at three mediterranean microtidal wave dominated beaches (Gulf of Cagliari)

S. De Muro (*), C. Kalb (*), A. Ibba (*), T. Batzella (*), N. Pusceddu (*), C. Ferrara (*) & F. Ferraro (*)

 

(*) Dipartimento di Scienze della Terra, OCEANS, Università degli Studi di Cagliari - Via Trentino 51, 09127 Cagliari.
marinegeology@unica.it


Abstract  

The study shows the results achieved by using Geomorphology, Aeolian, Vegetation, Anthropogenic, Marine infl uences, (GAVAM) checklist, in three coastal dune zones of beaches located in southern Sardinia. The aim is the experimentation of reproducibility of GAVAM checklist in three Mediterranean microtidal wave dominated beaches.
The studied dune zones are located at three Site of Community Importance (SCI) sites: ITB 042230 “Porto Campana”, ITB 042218 “Stagno di Piscinnì” e ITB 040020 “Isola dei Cavoli, Serpentara, Punta Molentis” (southern Sardinia).
By the application of GAVAM checklist the Partial Index Vulnerability (IVp) and the Dune Vulnerability Index (DVI) or total (IV) values are sequentially derived. IV index either partial or total ranges between 0 and 1, and as the index increases, the ability of the dune system to withstand further interventions decreases.
The methodology has allowed an objective deduction to both potential vulnerability and the main source of imposed changes, as well major threats/stress factors have been assessed. DVI values range between 0.47 e 0.59 and indicate medium to high vulnerability. Moreover, the use of aerial photographs also highlighted the need for the implementation of the checklist using additional parameters related to fluvial-lacustrine processes and of particular anthropogenic activities.
 


KEY WORDS: vulnerability; GAVAM checkist; Dune Vulnerability Index (D.V.I.); Southern Sardinia; SCI.


Riassunto 

Vulnerabilità delle zone dunari costiere. Applicazione del GAVAM checklist in tre spiagge mediterranee, microtidali e controllate dal moto ondoso (Golfo di Cagliari).

Nel presente lavoro vengono riportati i risultati dell’applicazione del Geomorphology, Aeolian, Vegetation, Anthropogenic, Marine influences, (GAVAM) checklist nelle zone dunari di tre sistemi di spiaggia della Sardegna meridionale. Si è voluto sperimentare la riproducibilità e l’attendibilità del metodo in spiagge mediterranee, in
cui prevalgono condizioni microtidaliche e di controllo idrodinamico legato, principalmente, al moto ondoso (wave dominated).
Le zone dunari studiate sono localizzate in tre Siti di Importanza Comunitaria (S.I.C.): ITB 042230 “Porto Campana”, ITB 042218 “Stagno di Piscinnì” e ITB 040020 “Isola dei Cavoli, Serpentara, Punta Molentis” (Sardegna meridionale).
Dal GAVAM checklist si ottengono, in sequenza, gli Indici di Vulnerabilità parziale (IVp) e di Vulnerabilità della zona dunare (DVI). Il campo di valori degli indici IVp e DVI è compreso tra 0 e 1 e, all’aumentare del valore, la capacità del sistema di sopportare ulteriori fattori di disturbo, diminuisce.
La metodologia utilizzata ha permesso di quantificare la vulnerabilità potenziale in atto e di individuare le cause di degrado/modifica. I valori DVI (Dune Vulnerability Index or total IV) ottenuti sono compresi tra 0,47 e 0,59, e sono indicatori di una vulnerabilità media.
La fotointrepretazione ha, inoltre, messo in evidenza la necessità di implementazione delle checklists utilizzando parametri aggiuntivi relativi a processi fluvio-lacustri e indicativi di particolari attività antropiche.
 


TERMINI CHIAVE: vulnerabilità; GAVAM checkist; Dune Vulnerability Index (D.V.I.); Sardegna meridionale; SIC.

La successione sedimentaria miocenica affi orante nel settore
Nord-Orientale della Stretta di Catanzaro è costituita da depositi
terrigeni, evaporitici e carbonatici depositatesi all’interno di un
bacino sedimentario controllato da un complesso sistema di faglie
trascorrenti orientate NW-SE.
La sedimentazione ha inizio tra il Serravalliano e il Tortoniano
con i depositi di ambiente alluvionale-torrentizio del Conglomerato
del Corace seguite dalle arenarie e calcareniti di Tiriolo di ambiente
costiero che evolvono a facies schiettamente marine costituite dalle
argille marnose di Gagliano caratterizzate nella porzione superiore
da peliti euxiniche e diatomiti che segnano l’inizio della Crisi di
Salinità del Messiniano (CSM). In questa fase si depositano in
tutto il Mediterraneo, lungo i margini del bacino, facies selenitiche
e calcari micritici (Lower Evaporites). Nell’area di studio affi orano
esclusivamente le facies micritiche CdB-1 di probabile origine
batterica correlabili al CdB type 2 di MANZI et alii (2010) ed alle
facies di origine batterica di GUIDO et alii (2007), sviluppatesi durante
la prima fase della CSM tra 5,96 e 5,6 Ma. La fase successiva è
caratterizzata da una fase tettonica intra-messiniana e da un rapido
abbassamento del livello marino con lo sviluppo di un corpo caotico
costituito da slumps, blocchi di seleniti (sub-unità 1 del conglomerato
del Riato) e brecce carbonatiche (CdB-2) che evolvono verso l’alto con
trend fi ning e thinning-upward ad associazioni di facies con canali e
barre, con una drastica diminuzione dell’alimentazione intrabacinale
evaporitica e carbonatica a vantaggio di quella proveniente dalle unità
metamorfi che e plutoniche dell’Arco Calabro Peloritano.
La fase fi nale della CSM è registrata dallo sviluppo di un sistema
deposizionale fl uvio-deltizio che passa verso le aree bacinali a depositi
pelitici-sabbiosi, contenenti biofacies ad ostracodi (Lago Mare), e a
corpi selenitici in facies banded e massive di secondo ciclo.
La successione sedimentaria del settore NO della Stretta di
Catanzaro defi nisce un’architettura deposizionale riscontrabile nel
modello evolutivo proposto da ROVERI et alii (2008), caratterizzata da
corpi caotici (sub-unità 1 e 2 del conglomerato di Riato e CdB-2),
derivanti dalla cannibalizzazione dei depositi evaporitici e dei calcari
primari, e che registrano un graduale ritorno ad un’alimentazione
extra-bacinale derivante dall’erosione delle unità sedimentarie
serravallinae-tortoniane e metamorfi che-plutoniche dell’unità della
Sila.

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