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Rend. Online Soc. Geol. It., Vol. 17 (2011) - (DOI 10.3301/ROL.2011.51)

Variazioni planimetriche e bilanci dei sedimenti nel medio corso del Fiume Serchio, Toscana

L.B. Teruggi (*), R. Scozzafava (*) & M. Rinaldi (*)


(*) Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale, Università degli Studi di Firenze, Via S.Marta, 3 – 50139 Firenze, Italia.

lteruggi@dicea.unifi .it

 

Abstract 

Il presente studio riguarda due tratti del medio corso del Fiume Serchio: (1) Media valle del Serchio, da Ponte di Campia a Calavorno (lunghezza di circa 12 km); (2) dalla diga di Borgo a Mozzano a Piaggione (lunghezza di circa 6 km). L’obiettivo della ricerca è quello di ottenere un quadro conoscitivo complessivo delle caratteristiche geomorfologiche e dei sedimenti del medio corso del Fiume Serchio ai fini della definizione di uno strumento conoscitivo – operativo tale da poter essere utilizzato come base per future scelte di gestione dei sedimenti.
La prima fase di studio è consistita nell’effettuare una suddivisione del corso del Fiume Serchio in tratti relativamente omogenei per caratteristiche morfologiche, idrologiche e sedimentologiche.
La procedura di suddivisione ha compreso 4 step principali: (1) inquadramento e definizione delle unità fisiografiche; (2) definizione del grado di confinamento; (3) definizione della morfologia di alveo e (4) suddivisione in tratti.
Le variazioni planimetriche dell’alveo sono state analizzate attraverso l’esame di cartografia storica e foto aeree disponibili tramite un Sistema di Informazione Geografica (GIS) creato con il software ArcGis 9.3. Questa metodologia ha permesso di confrontare gli alvei dei diversi anni e consentire la misura di parametri di tipo planimetrico come la larghezza.
Per quanto riguarda le variazioni di quota del fondo, le informazioni disponibili per poter ricostruire dei trend evolutivi sono meno dettagliate e più qualitative.
Ai fini delle stime di trasporto solido e dei bilanci di sedimenti sono state effettuate campionamenti granulometrici per caratterizzare le dimensioni dei sedimenti del fondo nel tratto di studio. Per la stima del trasporto solido sono state utilizzate equazioni idrauliche proposte in letteratura, ottenute dall’elaborazione di dati sperimentali misurati prevalentemente in laboratorio.
I dati disponibili di larghezza sono quelli che permettono una migliore ricostruzione dei trend evolutivi passati. Si possono distinguere tre fasi: (1) Prima fase di restringimento: caratterizzata da una riduzione della larghezza dell’alveo verificatasi tra fi ne 1800 e anni ’50. (2) Seconda fase di restringimento: caratterizzata da un
restringimento ancor più accentuato, verificatosi tra anni ’50 e metà anni ’90. (3) Fase di parziale recupero: verificatasi a partire da metà anni ’90 e caratterizzata da un’inversione di tendenza (da restringimento ad allargamento).
Le variazioni di quota di fondo consistono complessivamente in un abbassamento del fondo (analogamente alla riduzione di larghezza), mentre le tendenze attuali sono prevalentemente di sedimentazione (analogamente alla tendenza all’allargamento).
Utilizzando le stime di capacità di trasporto è stato possibile pertanto calcolare il bilancio dei sedimenti per ogni sottotratto in cui è stato suddiviso il Fiume Serchio nei tratti di studio.
 

 

KEY WORDS: variazioni  morfologiche,  sedimenti,  fiume Serchio.

La successione sedimentaria miocenica affi orante nel settore
Nord-Orientale della Stretta di Catanzaro è costituita da depositi
terrigeni, evaporitici e carbonatici depositatesi all’interno di un
bacino sedimentario controllato da un complesso sistema di faglie
trascorrenti orientate NW-SE.
La sedimentazione ha inizio tra il Serravalliano e il Tortoniano
con i depositi di ambiente alluvionale-torrentizio del Conglomerato
del Corace seguite dalle arenarie e calcareniti di Tiriolo di ambiente
costiero che evolvono a facies schiettamente marine costituite dalle
argille marnose di Gagliano caratterizzate nella porzione superiore
da peliti euxiniche e diatomiti che segnano l’inizio della Crisi di
Salinità del Messiniano (CSM). In questa fase si depositano in
tutto il Mediterraneo, lungo i margini del bacino, facies selenitiche
e calcari micritici (Lower Evaporites). Nell’area di studio affi orano
esclusivamente le facies micritiche CdB-1 di probabile origine
batterica correlabili al CdB type 2 di MANZI et alii (2010) ed alle
facies di origine batterica di GUIDO et alii (2007), sviluppatesi durante
la prima fase della CSM tra 5,96 e 5,6 Ma. La fase successiva è
caratterizzata da una fase tettonica intra-messiniana e da un rapido
abbassamento del livello marino con lo sviluppo di un corpo caotico
costituito da slumps, blocchi di seleniti (sub-unità 1 del conglomerato
del Riato) e brecce carbonatiche (CdB-2) che evolvono verso l’alto con
trend fi ning e thinning-upward ad associazioni di facies con canali e
barre, con una drastica diminuzione dell’alimentazione intrabacinale
evaporitica e carbonatica a vantaggio di quella proveniente dalle unità
metamorfi che e plutoniche dell’Arco Calabro Peloritano.
La fase fi nale della CSM è registrata dallo sviluppo di un sistema
deposizionale fl uvio-deltizio che passa verso le aree bacinali a depositi
pelitici-sabbiosi, contenenti biofacies ad ostracodi (Lago Mare), e a
corpi selenitici in facies banded e massive di secondo ciclo.
La successione sedimentaria del settore NO della Stretta di
Catanzaro defi nisce un’architettura deposizionale riscontrabile nel
modello evolutivo proposto da ROVERI et alii (2008), caratterizzata da
corpi caotici (sub-unità 1 e 2 del conglomerato di Riato e CdB-2),
derivanti dalla cannibalizzazione dei depositi evaporitici e dei calcari
primari, e che registrano un graduale ritorno ad un’alimentazione
extra-bacinale derivante dall’erosione delle unità sedimentarie
serravallinae-tortoniane e metamorfi che-plutoniche dell’unità della
Sila.

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