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Rend. Online Soc. Geol. It., Vol. 17 (2011) - (DOI 10.3301/ROL.2011.56)

Modello idrostratigrafi co e analisi degli impatti nell’area su cui insiste la discarica di R.S.U. “Maruzzella” (Bassa Piana del Volturno, Italia)

M. Vigliotti (*), I. Bortone (**), A. De Simone (*), A. Di Nardo (**), M. Di Natale (**),


(*) Dipartimento di Scienze Ambientali, Seconda Università di Napoli, Via Vivaldi, 43 – 81100 Caserta, Italy.
daniela.ruberti@unina2.it
(**) Dipartimento di Ingegneria Civile, Seconda Università di Napoli, via Roma, 29 – 81031 Aversa (CE), Italy.
dino.musmarra@unina2.it
 

 

Riassunto 

La scelta di un sito per lo stoccaggio e lo smaltimento dei rifiuti non sempre segue criteri giuridicamente e geologicamente validi, tanto che sempre più spesso ne consegue l’inquinamento della falda acquifera, soprattutto nelle aree di pianura alluvionale dove la soggiacenza è ridotta. La mancanza di orizzonti impermeabili o a bassa permeabilità, in grado di mitigare i danni dovuti a sversamenti, oppure la presenza in prossimità dei siti di stoccaggio di corsi d’acqua in grado di veicolare gli inquinanti su larga scala possono risultare fortemente compromettenti per l’ambiente.
Allo scopo di valutare il potenziale rischio di inquinamento dell’acquifero nelle aree più sensibili come quelle di pianura alluvionale, è stato realizzato un modello dettagliato di sottosuolo riferito ad un’area adibita a discarica. La modellazione geologica ed idraulica dei flussi di falda, ottenuta da un’attenta analisi stratigrafica in relazione a dati idrogeologici, ha rappresentato fedelmente sia la giacitura che l’andamento delle differenti litologie riconosciute.
L’area scelta è rappresentata dal sito di trasferenza per rifiuti solidi urbani (R.S.U.) denominato “Maruzzella”, nella bassa piana del Fiume Volturno, tra l’omonimo fiume ed il corso dei Regi Lagni. La piana in questo settore è caratterizzata, nelle parti più profonde, dall’alternanza di depositi, marini, transizionali e vulcanici di origine flegrea, messi in posto a partire dal Pleistocene, ed alluvionali olocenici legati soprattutto all’azione dell’antico Fiume Clanio, attualmente Regi Lagni, che determina una forte eterogeneità latero-verticale.
La rilettura critica di numerosi dati lito-stratigrafici, acquisiti tramite sondaggi geognostici, ha consentito una ricostruzione 3D del sottosuolo, in seguito implementata attraverso una caratterizzazione idrostratigrafi ca.
Attraverso l’utilizzo dei GIS sono state costruite le griglie di calcolo necessarie alla caratterizzazione dei flussi elaborata attraverso l’utilizzo di ModFlow che consente di calcolare il deflusso di falda a partire dalle caratteristiche idrogeologiche dell’acquifero, tramite una procedura di soluzione delle equazioni di flusso approssimata alle differenze finite in regime di flusso stazionario o transiente. Nello specifico sono stati elaborati tre diversi modelli fluidodinamici di dispersione di un inquinante realizzati sulla base di altrettanti modelli 3D di sottosuolo con gradi di semplificazione geologica crescente.
I modelli di dispersione realizzati con ModFlow hanno permesso di stabilire le dinamiche dispersive che predominano o coesistono in relazione alla permeabilità ed alla progressione temporale considerando differenti stress  periods, pari rispettivamente a 365 gg, 3650 gg e 7300 gg. Dal confronto degli scenari geologici semplificati si evince che questi ultimi sottostimano e/o sovrastimano i reali processi dispersivi; le curve descritte dalle linee di isoconcentrazione assumono andamenti fortemente diversificati per i tre casi, sottolineando pertanto l’importanza della conoscenza dettagliata dell’architettura stratigrafica del sottosuolo. Ne deriva come un’accurata ricostruzione dei rapporti latero-verticali dei depositi, soprattutto in aree alluvionali, sia fondamentale al fine dell’applicazione di tecniche ingegneristiche di modellazione e bonifi ca ambientale.

 

TERMINI CHIAVE: pianura alluvionale, sottosuolo, idrostratigrafia, modelli di deflusso, Piana del Volturno.

La successione sedimentaria miocenica affi orante nel settore
Nord-Orientale della Stretta di Catanzaro è costituita da depositi
terrigeni, evaporitici e carbonatici depositatesi all’interno di un
bacino sedimentario controllato da un complesso sistema di faglie
trascorrenti orientate NW-SE.
La sedimentazione ha inizio tra il Serravalliano e il Tortoniano
con i depositi di ambiente alluvionale-torrentizio del Conglomerato
del Corace seguite dalle arenarie e calcareniti di Tiriolo di ambiente
costiero che evolvono a facies schiettamente marine costituite dalle
argille marnose di Gagliano caratterizzate nella porzione superiore
da peliti euxiniche e diatomiti che segnano l’inizio della Crisi di
Salinità del Messiniano (CSM). In questa fase si depositano in
tutto il Mediterraneo, lungo i margini del bacino, facies selenitiche
e calcari micritici (Lower Evaporites). Nell’area di studio affi orano
esclusivamente le facies micritiche CdB-1 di probabile origine
batterica correlabili al CdB type 2 di MANZI et alii (2010) ed alle
facies di origine batterica di GUIDO et alii (2007), sviluppatesi durante
la prima fase della CSM tra 5,96 e 5,6 Ma. La fase successiva è
caratterizzata da una fase tettonica intra-messiniana e da un rapido
abbassamento del livello marino con lo sviluppo di un corpo caotico
costituito da slumps, blocchi di seleniti (sub-unità 1 del conglomerato
del Riato) e brecce carbonatiche (CdB-2) che evolvono verso l’alto con
trend fi ning e thinning-upward ad associazioni di facies con canali e
barre, con una drastica diminuzione dell’alimentazione intrabacinale
evaporitica e carbonatica a vantaggio di quella proveniente dalle unità
metamorfi che e plutoniche dell’Arco Calabro Peloritano.
La fase fi nale della CSM è registrata dallo sviluppo di un sistema
deposizionale fl uvio-deltizio che passa verso le aree bacinali a depositi
pelitici-sabbiosi, contenenti biofacies ad ostracodi (Lago Mare), e a
corpi selenitici in facies banded e massive di secondo ciclo.
La successione sedimentaria del settore NO della Stretta di
Catanzaro defi nisce un’architettura deposizionale riscontrabile nel
modello evolutivo proposto da ROVERI et alii (2008), caratterizzata da
corpi caotici (sub-unità 1 e 2 del conglomerato di Riato e CdB-2),
derivanti dalla cannibalizzazione dei depositi evaporitici e dei calcari
primari, e che registrano un graduale ritorno ad un’alimentazione
extra-bacinale derivante dall’erosione delle unità sedimentarie
serravallinae-tortoniane e metamorfi che-plutoniche dell’unità della
Sila.

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