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Francesco Sassi (Giorgio Vittorio Dal Piaz)

Ricordo di Francesco Paolo Sassi a un anno dalla scomparsa

Intervento di Giorgio V. Dal Piaz all’Accademia Nazionale dei Lincei, Roma 20 Aprile 2017

 

A un anno dalla scomparsa di Francesco Paolo Sassi cercherò di ripercorrere le tappe e gli aspetti principali della sua vita, dalla formazione giovanile alla brillante carriera accademica e alle sue molteplici attività nel campo della ricerca, dai significativi risultati personali alla formazione dei giovani e alla promozione delle Geoscienze in Italia e all’estero. Molte di queste notizie sono tratte dai ricordi della sua vita, un “percorso autobiografico” che su affettuosa pressione dei famigliari Francesco Paolo Sassi  – Franco nella consuetudine – aveva iniziato a scrivere nel dicembre 2015 e aveva terminato, incompiuto, il 14 aprile 2016, nove giorni prima della sua scomparsa: mi riferisco al prezioso libretto di memorie che Franco aveva intitolato “Dai Sassi, fra i Sassi e con i Sassi”, giocando abilmente con i riferimenti alla sua prima città (i Sassi di Matera), alla sua vita di geologo e petrografo (trascorsa fra i Sassi) e ai componenti della sua famiglia (di nome Sassi).

La vita di Franco Sassi è strettamente legata a due città, Matera per i primi diciotto anni, Padova per quelli successivi, suoi e della sua famiglia.

Matera - Franco Sassi nasce a Salandra il 6 Luglio 1935, paese della Lucania in provincia di Matera, ma dopo pochi mesi la famiglia si trasferisce a Matera dove Franco vivrà sino al 1953, assieme al padre Raffaele, stimato maestro, la madre Maria, il fratello Giuseppe e la sorella Lina. Franco studia a Matera, dalla scuola primaria, con le difficoltà della guerra, al rinomato Liceo classico Emanuele Duni, dove nella seconda metà dell’Ottocento aveva insegnato Giovanni Pascoli. Scoperto lo Scoutismo di Baden-Powell, nel 1947 Franco fonda gli Scout di Matera e dopo qualche anno ne diventa il “capo branco” (col nome di Orso bruno): è questa una fase importante della sua formazione che gli consente di sviluppare la sua attidudine a programmare, organizzare e dirigere le attività del gruppo in armonia con la natura e con rispetto per l’ambiente incontaminato.

Superato nel 1953 l’esame di maturità e volendo continuare gli studi si trattava di decidere in quale università iscriversi: la scelta fu Padova e fu la guerra a deciderlo. Lo sappiamo dal resoconto di una intervista che gli fecero in occasione del Premio “Lucani Illustri” conferitogli nel 2008 dalla Regione Basilicata (Mondo Basilicata 2008), intervista in cui Francesco Paolo aveva affermato: “Non è stato il mio cognome a segnare la mia vita, ma la guerra, quando mio padre fu mandato al fronte nel 15-18: una esperienza bruttissima, ma quando la guerra finì, venne accolto trionfalmente con i suoi compagni a Padova e la città gli sembrò un paradiso, gli è rimasta nel cuore”.

Logico quindi che quando il figlio, dopo la maturità, espresse il desiderio di continuare gli studi il padre gli suggerisse Padova come città ideale per studiare e per vivere, visto che lui stesso, andato in pensione, si sarebbe trasferito con la famiglia a Padova.

Studente a Padova - Fatta la scelta, il 1° ottobre 1953 Franco raggiunge Padova in treno, indossando per la per la prima volta i pantaloni lunghi, vi prende residenza (1955), nello stesso anno conosce Marilena e nel 1962 la sposa. Sempre a Padova effettuerà la sua formazione universitaria e tutta la carriera accademica, sino alla pensione.

Desideroso di un percorso scientifico, Franco si iscrive ad Ingegneria, ma ne rimane deluso e passa al Corso di laurea in Scienze Geologiche, reso popolare dalla scoperta degli idrocarburi nella Pianura Padana, dalle attività del Comitato Nazionale per le Ricerche Nucleari e dal mercato che ricercava giovani geologi. Il padre approva dopo aver ottenuto informazioni rassicuranti sulla serietà del corso di laurea e sulle reali prospettive di lavoro. Franco frequenta assiduamente e, nel secondo anno, rimane affascinato dal corso di Mineralogia tenuto dal prof. Angelo Bianchi, corso polivalente che comprendeva anche moderni fondamenti di petrografia, geochimica e giacimenti minerari – il migliore dei corsi che ebbi a seguire, così scrive – e ottiene di svolgere l’internato biennale di laurea nell’Istituto di Mineralogia sotto la guida del prof. Bianchi. Nel frattempo Franco esegue il rilevamento geologico al Passo del Brocon, elaborato obbligatorio nel curriculum di quei tempi: alloggia nella casa cantoniera del passo e, a cena, incontra Toni Negri, apprendista filosofo in cerca di un luogo tranquillo per terminare un suo libro su Hegel.

L’argomento della tesi di laurea di Franco Sassi è lo studio sul campo e in laboratorio del basamento filladico di Levico-Caldonazzo, nel settore trentino della Val Sugana. Franco si laurea il 7 marzo 1960 (tre giorni prima di me), nella terza sessione dell’anno accademico 1958-59. La tesi ha per titolo “Scisti cristallini polimetamorfici della zona di Levico (Alta Valsugana)”, relatori Gb. Dal Piaz (geologia) e A. Bianchi (petrografia), ed è attualmente schedata col n. 264 nella Biblioteca del Dipartimento di Geoscienze.

Acquisita la laurea in Scienze geologiche, Franco cerca lavoro. Su suggerimento e con lettera di presentazione del prof. Bianchi si reca a Parigi e sostiene positivamente un colloquio al Bureau des Recherches Géologiques et Minières: gli propongono un contratto di prospezione geologica nel basamento cristallino della Nigeria, ma Franco rinuncia e il posto sarà ottenuto da Rosalino Sacchi, laureato a Milano. La rinuncia si basava sulla fondata possibilità di restare in Italia con un contratto legato all’attuazione della cosiddetta legge Sullo (3 gennaio 1960) per il completamento e l’aggiornamento della Carta Geologica d’Italia. In attesa del posto, il prof. Bianchi gli propone di frequentare il laboratorio di microscopia per sviluppare i risultati della tesi, ricerca che lo impegna nel pomeriggio poiché, per mantenersi, la mattina fa il supplente di matematica alla scuola media. Venuta l’estate, Franco è affidato a Iginio Dieni, giovane assistente alla cattedra di geologia, che lo guida in escursione nel massiccio dell’Adamello, con base alla diga di Malga Bissina in alta Val Daone: sarà “un giro indimenticabile” in cui Franco scopre il fascino delle classiche rocce della regione.

La carriera universitaria - L’intera carriera accademica di Franco Sassi si svolge all’Università di Padova, sempre presso l’Istituto di Mineralogia, diretto dal prof. Angelo Bianchi, poi da Bruno Zanettin e infine da lui stesso. La Legge Sullo gli consente il primo impiego, poi in soli undici anni raggiunge il vertice della carriera. In breve: i) Geologo rilevatore della Carta Geologica d’Italia presso l’Istituto di Mineralogia (1961-1965); ii) Assistente di ruolo di Petrografia (dal febbraio 1965); iii) Libero Docente in Petrografia (1971); iv) Professore straordinario di Petrografia per il Corso di Laurea in Scienze Naturali (1° febbraio 1976), ordinario (1978), nel 1991 passa alla cattedra di Petrografia per Scienze Geologiche (al posto del prof. Bruno Zanettin) e la mantiene sino al 1° ottobre 2007 quando, a sua volta, va in pensione.

Attività istituzionali e servizi - Numerose e impegnative le attività istituzionali svolte da Franco Sassi all’Università di Padova: i) Direttore dell’Istituto di Mineralogia e Petrologia (due volte) e del Dipartimento di Mineralogia e Petrologia; ii) Coordinatore del Corso di Dottorato di Scienze della Terra (1982-1988); iii) Presidente del Consiglio di Corso di Laurea in Scienze Naturali (1990-1991); iv) Direttore del Seminario Geologico (1991-1997); v) Preside della Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali per il triennio 2000-2002; vi) Prorettore vicario dell’Università di Padova nel biennio 2001-2002.

Passando al Consiglio Nazionale delle Ricerche, Franco Sassi ha afferito al Centro di Studio di Geologia e Petrografia che, con nomi diversi, è stato attivo a Padova dal 1965 al 2003, come ricercatore, membro e presidente del Consiglio scientifico (1970-1990) e infine direttore del Centro stesso (1991-2003). E’ stato inotre membro della Commissione per la Cartografia geologica e Geomorfologia del CNR (1989-1994), della Commissione per lo Sviluppo delle Scienze della Terra (1994-1999) e del Comitato di Consulenza Scientifica del CNR (1999-2003).

Ricerca - L’attività di ricerca di Franco Sassi inizia con la tesi sulla fillade della Valsugana e con la tesina di rilevamento geologico nelle successioni mesozoiche del Passo del Brocon, si sviluppa e continua ininterrotta sino alla prima decade del nuovo millennio, documentata da oltre 200 pubblicazioni scientifiche e da alcune carte geologiche. Col passare del tempo, le ricerche sono svolte sempre più spesso in collaborazione con colleghi ed allievi italiani e con studiosi stranieri, tra cui spicca l’amico Charlie Guidotti. Due sono i filoni principali delle sue ricerche, in breve: i) petrografia e petrologia dei basamenti cristallini, con particolare riguardo alla crosta continentale paleozoica delle Alpi orientali e a quella più antica della Somalia; ii) caratteri termo-barometrici delle miche chiare fengitiche in metapeliti di vario grado metamorfico e loro applicazioni geologico-strutturali. L’argomento è trattato in dettaglio dai colleghi Boriani, Brigatti, D’Amico e Mottana.

Formazione e ricerca in Somalia – Anticipando l’intervento di Ernesto Abbate, ricorderete che la Cooperazione con i Paesi in via di sviluppo del Ministero degli Affari Esteri aveva creato, finanziato e cogestito l’Università Nazionale Somala, una grande avventura a cui Franco dedica passione e molto impegno, prima come docente (dal 1976), poi anche come membro e infine presidente del Comitato tecnico-scientifico per la Geologia. Nello stesso tempo svolge campagne di ricerca sui basamenti cristallini dei Bur e della Somalia settentrionale.

Coordinamento e promozione della ricerca - Tra le molteplici attività e funzioni che Franco Sassi ha svolto in ambito nazionale e internazionale per il coordinamento e la promozione della ricerca, ricordiamo: i) leader dal 1977 del progetto IGCP 05 (IUGS-UNESCO) “Eventi pre-alpini nell’area mediterranea”, che ha coinvolto 215 studiosi di 17 nazioni, poi co-leader del progetto IGCP 276, esteso alle regioni asiatiche; ii) coordinatore di progetti nazionali MURST (ex 40%), tra cui: “I basamenti cristallini e i granitoidi circummediterranei: evoluzione petrogenetica e implicazioni geodinamiche” (110 studiosi di 15 Università italiane, 1990-93) e “Modellizzazione della composizione petrografica e geochimica della crosta continentale in alcune aree tipo italiane” (studiosi di 12 Università italiane, 1998-2000); iii) coordinatore di progetti nazionali MURST sul significato petrologico delle miche e di un progetto CNR sulla petrologia metamorfica; iv) membro della Sottocommissione “Miche” della International Mineralogical Association (IMA), dal 1976 alla sua conclusione; v) membro della Sottocommissione “Systematics of metamorphic rocks” della International Union of Geological Sciences (IUGS), dal 1985 alla conclusione delle attività.

Ha organizzato e presieduto: i) otto Convegni Internazionali in ambito IGCP, tenuti dal 1979 al 1985 in Bulgaria, Cecoslovacchia, Francia, Grecia, Italia, Spagna, URSS, Yugoslavia, sulle caratteristiche ed evoluzione dei basamenti della Tetide Occidentale; ii) “First International meeting on the Geology of Somalia and Surrounding Regions”, Mogadiscio 1987, con escursioni nella zona dei Bur e nella Somalia settentrionale; iii) co-convener dei congressi mondiali di Kyoto (1992), Rio de Janeiro (2000) e Pisa (1994) e di un meeting della European Union of Geology (1999); iv) membro del Organizing Committee e dell’Advisory Board del 32° International Geological Congress (Firenze 2004).

Società Scientifiche nazionali ed internazionali - Vicepresidente (1984-85 e 1992-93) e presidente (1994-95) della Società Italaliana di Mineralogia e Petrologia; vicepresidente e presidente della Federazione Italiana di Scienze della Terra (1997-98); membro del Council European Union of Geosciences (1998-2003).

Editing - Franco Sassi si è distinto anche in campo editoriale, con attività significative protrattesi per quasi quarant’anni, in particolare: i) promotore e coeditore di 10 volumi dedicati a “Variscan and Prevariscan events in the Alpine-Mediterranean mountain belts” (Newsletters 1979-1985 e 1990), Mineralia Slovaca (1987) e Rendiconti della Società Geologica Italiana (1989); ii) volumi speciali su Basamenti cristallini italiani (1992, 1994), “Geology of Somalia and surrounding regions” (1993), “Geodynamic domains in the Alpine-Himalayan Tethis” (1997), “Micas: Crystal chemistry and metamophic petrology” (Miner. Soc. America, 2002), un volume di Petrologic Mineralogy di vari minerali (American Mineralogist, 2008). E’stato inoltre: i) Chief Editor di “European Journal of Mineralogy” (1988-1995); ii) membro dell’Advisory Board di “Mineralogy and Petrology” (Springer, 1989-1993), del “Journal of African Earth Sciences” (Pergamon, 1991-1993) e del “Journal of Metamorphic Geology” (Blackwell, dal 1991). Infine ha contribuito efficacemente a rilanciare i Rendiconti Lincei, di cui è stato Chief Editor dal 2011 al compimento degli 80 anni e Chief Editor Emeritus dal 2015, continuando comunque ad assistere Vincenzo Aquilanti, suo abile successore.

Premi e riconoscimenti - Per la sua intensa e poliedrica attività di ricerca personale, di servizio alle Istituzioni accademiche, di coordinamento e promozione della ricerca, Francesco Paolo Sassi ha ottenuto numerosi e prestigiosi riconoscimenti, tra cui: i) Premio del Ministro dei Beni Culturali e Ambientali per la “Geologia, Paleontologia e Mineralogia” (1993); ii) Premio Nazionale del Presidente della Repubblica per le Scienze Fisiche, Matematiche e Naturali” (1995); iii) Medaglia Plinius della Società Italiana di Mineralogia e Petrologia (1998); iv) Socio (in ordine cronologico) dell’Accademia Patavina, poi Galileiana di Scienze, Lettere ed Arti, dell’Accademia dei Lincei, dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti e dell'Accademia Pugliese delle Scienze; v) Presidente onorario della Federazione Italiana di Scienze della Terra (2005); vi) Premio “Lucani insigni” conferito dalla Regione Basilicata (nel 2008), con cerimonia nel Castello normanno di Melfi e la già citata intervista. Passiamo infine al 2015, anno del suo ottantesimo compleanno, da lui ricordato come “quello forse peggiore” a causa dei ricoveri in ospedale, “ma certamente anche il migliore, per aver collezionato importanti riconoscimenti nazionali”. Franco Sassi ottiene: i) la prestigiosa Medaglia per le Scienze Fisiche e Naturali conferitagli dall’Accademia Nazionale delle Scienze detta dei XL il 7 maggio 2015; ii) la dedica della sessione scientifica “Mountain building processes: from surface to deep” nel Congresso “Il Pianeta Dinamico: sviluppi e prospettive a 100 anni da Wegener”, Firenze 1-4 Settembre 2015, organizzato da SGI, SIMP, SoGeI, AIV; iii) la dedica del Convegno internazionale “Geologia delle Alpi”, organizzato da alcuni veri amici presso l’Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti, con il concorso dell’Accademia dei XL, Venezia 20 novembre 2015, convegno a cui Franco fu purtroppo costretto a rinunciare, bloccato a Padova da una ulteriore crisi. Ebbe tuttavia la possibilità di seguirne la registrazione on line, con gli applausi e gli auguri finali a lui rivolti, una vera standing ovation.

 

Affidando agli interventi che seguino il compito di approfondire molti degli aspetti che ho potuto solo tratteggiare, mi sembra che il modo migliore per concludere questo sintetico escursus dell’intensa ed operosa vita di Francesco Paolo Sassi sia ricordare le parole che egli stesso ha scritto alla fine della sua autobiografia, rivolgendosi alla famiglia e agli amici:

Ritengo di aver vissuto una vita speciale, pur con alcuni dolori insanabili,

ma densa di successi, fortunata, privilegiata.

 

E’ un messaggio molto positivo di un uomo di fede, un esempio, un invito alla speranza, alla perseveranza, al senso del dovere rivolto ai giovani. Ricordiamolo così.

 

 

 

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