All'Università di Bologna la ricerca per comprendere l'impatto dei vulcani sui cambiamenti climatici!

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SGI

Sara Callegaro - Responsabile del progetto di ricerca ERC  - Ordinario di Petrologia presso l'Alma Mater Studiorum Università di Bologna - Dipartimento di Scienze Biologiche Geologiche e Ambientali :  " L''eruzione del Pinatubo (Filippine, 1991) ha rilasciato circa 17 milioni di tonnellate di SO₂ nella stratosfera, causando un raffreddamento medio globale di circa 0,5 °C nei due anni successivi. Laki (Islanda, 1783–1784) ha rilasciato nell'atmosfera circa 120 milioni di tonnellate di anidride solforosa (SO₂) nell'arco di otto mesi, generando una vasta "foschia secca" che interessò gran parte dell'Europa e contribuì a un deterioramento climatico nell'emisfero settentrionale, oltre a gravi impatti sulla salute e sull'agricoltura. Illustreremo la ricerca al Congresso Nazionale Congiunto della Società Geologica Italiana e della Società Italiana di Mineralogia e Petrologia".

Ter(r)ra: Risorse, Rischi, Rispetto

Sarà Padova ad ospitare il Congresso Nazionale congiunto della Società Geologica Italiana e della Società Italiana di  Mineralogia e Petrologia.

Dal 15 al 17 Settembre

Più di 1000 scienziati, ben 44 conferenze  delle quali quattro plenarie con Haakon Fossen, University of Bergen, Norway,  Max W. Schmidt, Department of Earth and Planetary Sciences, ETH Zürich, Telmo Pievani, Dipartimento di Biologia, Università di Padova, Massimo Lombardini dell'ISPI – Istituto per gli Studi di Politica Internazionale.

I  numeri di un grande evento con 40 sessioni e più di 700 ricerche!

"Con il progetto di ricerca ERC (Consolidator Grant) DEGAS all'Università di Bologna stiamo studiando il degassamento di grandi vulcani del passato geologico.
I vulcani di cui ci occupiamo sono in realtà grandi provincie magmatiche, in particolare il Karoo-Ferrar (Sudafrica e Antartide), l'Oslo Rift (Norvegia) e la Franklin LIP (Canada). Ci occupiamo anche di vulcani attuali o che hanno eruttato in epoca storica, come il Pinatubo (Filippine), e le fessure di Laki, Eldjà e Reykjanes, in Islanda.

L''eruzione del Pinatubo (Filippine, 1991) ha rilasciato circa 17 milioni di tonnellate di SO₂ nella stratosfera, causando un raffreddamento medio globale di circa 0,5 °C nei due anni successivi. Laki (Islanda, 1783–1784) ha rilasciato nell'atmosfera circa 120 milioni di tonnellate di anidride solforosa (SO₂) nell'arco di otto mesi, generando una vasta "foschia secca" che interessò gran parte dell'Europa e contribuì a un deterioramento climatico nell'emisfero settentrionale, oltre a gravi impatti sulla salute e sull'agricoltura. Per le Large Igneous Provinces queste cifre si moltiplicano.

Il vulcanismo ha influenzato il clima della Terra per tutta la sua storia, ma in alcuni momenti del passato geologico questa influenza è risultata particolarmente rapida e catastrofica. Al punto che alcune delle più importanti crisi ambientali del passato sono state causate dal rilascio nell'atmosfera di enormi quantità di gas vulcanici. Tuttavia, comprendere quanto zolfo e anidride carbonica siano effettivamente stati emessi durante quegli eventi rappresenta ancora una delle principali sfide delle geoscienze. Illustreremo i risultati dello studio al Congresso Nazionale Congiunto della Società Geologica Italiana e della Società Italiana di Mineralogia e Petrologia che si terrà a Padova dal 15 al 17 Settembre". Lo ha affermato Sara Callegaro, Responsabile del progetto di ricerca ERC (Consolidator > Grant) DEGAS all'Università di Bologna, ordinario di Petrologia presso l'Alma Mater Studiorum Università di Bologna - Dipartimento di Scienze Biologiche Geologiche e Ambientali.

La ricerca tende a comprendere il ruolo del vulcanismo e dunque dei vulcani, neo cambiamenti climatici.

"La mia ricerca sviluppa nuovi strumenti geochimici per ricostruire il contenuto di elementi volatili nei magmi del passato a partire dai minerali cristallizzati da questi magmi. In particolare studiamo quanto zolfo sia stato immagazzinato nei cristalli di clinopirosseno ai tempi della loro cristallizzazione, trasformandoli in delle "Polaroid" delle condizioni presenti nelle camere magmatiche prima delle eruzioni.

Queste informazioni permettono di stimare con maggiore precisione il potenziale di degassamento dei grandi sistemi vulcanici, di comprendere il ruolo del vulcanismo nei cambiamenti climatici del passato e di migliorare i modelli utilizzati per valutare gli effetti delle future grandi eruzioni, ma anche delle emissioni antropiche, sull'atmosfera e sul clima.

La ricerca combina osservazioni sui campioni naturali con esperimenti ad alta pressione e analisi eseguite presso grandi infrastrutture di ricerca internazionali, come il sincrotrone Diamond Liht Source, dove è possibile misurare concentrazioni di zolfo estremamente basse direttamente all'interno dei minerali. A Padova presenteremo dati che abbiamo ottenuto su lave islandesi delle recentissime eruzioni del Reykjanes: infatti, studiando i minerali di lave attuali riusciamo a calibrare il metodo, perché sappiamo quanto zolfo queste lave abbiano emesso, visto che l'abbiamo misurato "live" con satelliti o sensori a terra.

Studiare gli eventi estremi del passato non significa soltanto ricostruire la storia della Terra: significa anche capire come il sistema climatico reagisce a perturbazioni rapide e di grande intensità, fornendo un contesto fondamentale per interpretare i cambiamenti ambientali che osserviamo oggi".

Ben 40 sessioni, quattro conferenze plenarie, più di 700 ricerche, 1000 ricercatori, il Congresso Nazionale Congiunto della Società Geologica Italiana e della Società Italiana di Mineralogia e Petrologia, in programma a Padova dal 15 al 17 Settembre, sarà l'evento più importante nel campo delle Geoscienze!