Che cosa succede all'Etna? Il punto sull'attività che ha catturato l'attenzione di social e media in tutto il mondo

Società Geologica Italiana

A cura di Marco Viccaro e Mirko Messina

La successione di eventi che sta caratterizzando l'Etna in questi giorni è da inquadrare nello stato di attività persistente in cui si trova il vulcano almeno dalla metà del 2019 (i.e., eruzioni al Cratere di Sud-Est del 30 Maggio – 1 Giugno 2019, 18-20 e 27-28 Luglio 2019). Se nel corso della seconda metà del 2019 e per gran parte del 2020 abbiamo assistito ad una debole o al più moderata attività Stromboliana accompagnata da emissione di colate laviche prevalentemente dai crateri Voragine e Sud-Est, a partire dal 13-14 Dicembre 2020 è avvenuto un cambio netto della fenomenologia eruttiva con produzione di episodi di intenso fontanamento da almeno due bocche circoscritte comunque nel Cratere di Sud-Est (Figura 1), sebbene rimanga persistente l'attività Stromboliana intra-craterica anche alla Voragine e Bocca Nuova con frequenti, ma deboli, emissioni di cenere.


Figura 1. Vista del Cratere di Sud-Est da Torre del Filosofo (in alto); dettaglio della bocca occidentale attiva durante l'episodio del 18.02.2021 (centro); dettaglio bocca orientale attiva durante tutti gli episodi parossistici (in basso). Foto scattate il 18.02.2021 da Marco Viccaro.

Questo genere di attività eruttiva, aggettivabile con il termine "parossistica", si sviluppa attraverso una progressiva intensificazione dell'attività esplosiva, la quale da Stromboliana culmina repentinamente verso una fase di fontanamento che produce getti sostenuti di lava alti fino a 700-800 metri oltre l'orlo del Cratere di Sud-Est (Figura 2).
La durata dell'intero fenomeno è nell'ordine dell'ora, con l'apice della fase parossistica in cui si sviluppa il fontanamento nell'ordine generalmente dei 10-20 minuti. Ad oggi, 19 Febbraio 2021, contiamo già ben 7 eruzioni parossistiche riconducibili a questo nuovo ciclo di attività dell'Etna, precisamente: 13-14, 21 e 22 Dicembre 2020, 18 Gennaio 2021, 16 Febbraio 2021, 18 Febbraio 2021 e l'ultima proprio durante la stesura della presente nota, i.e. nella mattinata del 19 Febbraio 2021. Gli ultimi 3 episodi, ovvero quelli avvenuti in rapida successione tra il 16 e il 19 Febbraio, sono da annoverare certamente tra i più significativi in termini di esplosività tra quelli avvenuti all'Etna negli ultimi 5 anni, e ci riportano all'intensa attività eruttiva del cratere Voragine avvenuta il 3-4 Dicembre 2015 [1,2]. Più in generale, questa frequente successione di eruzioni parossistiche di breve durata riconduce la nostra mente alle sequenze avvenute al Cratere di Sud-Est già nel 1999-2000 e 2007 o alle più recenti nel 2011-2013, periodi durante i quali il vulcano Etna ha avuto uno stile dell'attività eruttiva confrontabile con quello cui stiamo assistendo in questi ultimi giorni [3-7]. Tutto molto spettacolare dunque, ma in linea con quanto il vulcano - e più precisamente il Cratere di Sud-Est - ha già dimostrato di essere in grado di fare . . .


Figura 2. Eruzione parossistica (fase di fontanamento) del 16.02.2021 ripresa da Linguaglossa. Foto scattata da Vincenzo Greco.

Le eruzioni parossistiche del 16-19 Febbraio 2021 presentano molte analogie tra loro per quel che concerne il susseguirsi dell'attività eruttiva. Una differenza riguarda l'intensificazione dell'attività Stromboliana a preludio del fontanamento che è dell'ordine delle ore per il 18 e 19 Febbraio, mentre copre circa 3 giorni per il 16 Febbraio. Una volta raggiunta la fase parossistica le conseguenze quasi si equivalgono. A seguito del fontanamento vengono infatti generate dense colonne eruttive alte alcuni chilometri (anche 10 km per l'evento del 19 Febbraio) e ben visibili da molte parti della Sicilia grazie alle generali condizioni di bel tempo di questi giorni (Figura 3).


Figura 3. Eruzione parossistica della notte del 18.02.2021 (in alto) e della mattina del 19.02.2021 (in basso) riprese rispettivamente dal paese di Naso e dall'Altopiano dell'Argimusco (ME). Foto scattate da Giorgio Costa.

A questa fenomenologia esplosiva è associata anche l'emissione di colate laviche che si riversano lungo la parete occidentale della Valle del Bove e percorrono circa 3-4 chilometri dal Cratere di Sud-Est (per tutti gli episodi; Figura 4) con i fronti più avanzati che raggiungono generalmente quote di 2000-2500 metri s.l.m. oppure flussi lavici che si riversano nell'alto versante sud-occidentale del vulcano verso il Monte Frumento Supino (episodi del 18 e 19 Febbraio) con i fronti che raggiungono circa 2900 metri s.l.m (Figura 5). Alcuni flussi secondari si sono anche riversati sul fianco settentrionale del cono del Cratere di Sud-Est, ma percorrono solo poche centinaia di metri.


Figura 4. Campo lavico all'interno della Valle del Bove al termine dell'eruzione parossistica del 16.02.2021. Foto scattata da Mirko Messina.


Figura 5. Fronte della colata lavica generatasi durante l'evento del 18.02.2021 e diretta a sud-ovest verso Monte Frumento Supino a quota 2900 metri. Foto scattate il 18.02.2021 da Marco Viccaro.

Una differenza sostanziale può però giocarla la direzione dei venti, la quale condiziona fortemente le aree di ricaduta del materiale piroclastico portato in carico dalla colonna eruttiva. La percezione dell'episodio del 16 Febbraio, che presenta se vogliamo un carattere energetico lievemente minore rispetto a quelli del 18 e 19 Febbraio, è stata infatti più enfatizzata sulla popolazione catanese proprio a causa dalla direzione del vento dai quadranti settentrionali, meno frequente rispetto ai venti dominanti dai quadranti occidentali e nord-occidentali. Ciò ha comportato una massiccia ricaduta di cenere e lapilli fino a un paio di centimetri sulla città di Catania nel tardo pomeriggio del 16 Febbraio. La direzione del vento circa da nord-ovest durante gli episodi del 18 e 19 Febbraio ha invece provocato la ricaduta di cenere e lapilli dal plume nelle aree di Zafferana Etnea e Acireale (Figura 6).



Figura 6. Eruzione parossistica del 19.02.2021 ripresa dal porto di Riposto. Foto scattata da Mariabenedetta Scandura.

Cosa dobbiamo aspettarci nelle prossime settimane? L'Etna sta dimostrando di avere nel suo ventre un'energia rilevante, frutto dell'importante quantitativo di magma che ormai da Maggio 2016, in maniera quasi continua, si accumula nelle porzioni profonde e intermedie del sistema di alimentazione. L'attività eruttiva susseguitasi tra il 2017 e gran parte del 2020, a carattere prevalentemente effusivo o al più debolmente esplosivo, non è riuscita a compensare significativamente - in termini di masse in gioco - gli ingressi profondi di nuovo magma [8,9]. Il sistema di alimentazione presenta al momento un'elevata efficienza nel trasferire il magma dalle porzioni profonde/intermedie verso quelle più superficiali, e finché verrà mantenuto questo regime di trasferimento sarà altamente probabile assistere ad altri fenomeni eruttivi analoghi a quelli degli ultimi giorni.

 
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