Ricordo di Antonio Praturlon. A cura di Massimo Mattei

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Società Geologica Italiana

Ci ha lasciato ieri Antonio Praturlon, socio della SGI dal 1965, vincitore della Targa Selli nel 2014 e Presidente della Società nel biennio 1985-86.

Antonio Praturlon è stato un geologo e uno stratigrafo di eccellente valore, autore di moltissimi contributi scientifici, alcuni dei quali hanno rappresentato per generazioni di giovani studiosi il principale riferimento alla geologia dell'Appennino centrale.  È stato uno studioso di ampie vedute e di grandissima cultura, con spiccati interessi verso le altre discipline naturalistiche, filosofiche e storiche, sempre attento all'innovazione e alla ricerca di nuove linee di sviluppo e di conoscenza per la ricerca geologica italiana.

Il suo contributo alla ricerca geologica italiana si deve anche alle sue inusuali capacità organizzative e relazionali, che gli hanno consentito, nella sua veste, tra l'altro, di presidente del Comitato nazionale 05 per le scienze geologiche e minerarie del CNR, di promuovere la ricerca geologica italiana attraverso importanti progetti, primi tra tutti il Modello Geodinamico, i Progetti Finalizzati CNR e il Progetto CROP, rari esempi di ricerca scientifica coordinata e integrata all'interno della nostra piccola, ma eterogenea comunità.

Questa sua straordinaria capacità organizzativa e gestionale, unita al suo fortissimo senso delle istituzioni e del bene collettivo, lo ha troppo presto distolto dalla ricerca scientifica di base, e lo ha portato ad essere investito di incarichi istituzionali spesso molto gravosi. Tra questi occorre segnalare la nascita della nuova Università di Roma TRE, che lo visto ancora una volta tra i protagonisti e all'interno della quale ha sempre avuto ruoli di grandissimo rilievo, guadagnandosi la stima e il riconoscimento da parte dell'Ateneo tutto.

Antonio Praturlon amava condividere con chiunque le sue grandissime conoscenze geologiche e la sua cultura. Con gli studenti era sempre gentile, affettuoso e disponibile, con l'unico rammarico di non avere tempo sufficiente per poter insegnare e trasmettere loro tutto il suo sapere e il suo amore per la nostra bellissima disciplina.

Era uno studioso e un uomo generoso, metteva a disposizione di tutti il suo tempo, i suoi consigli e le sue conoscenze in modo semplice e informale, sempre con il sorriso, come se nulla gli pesasse o lo affaticasse.
A Roma TRE lascia, tra l'altro, un bellissimo cortile, con alberi e piante che lui stesso aveva scelto con attenzione e che curava personalmente e che ci ricordano, nel loro significato profondo, il suo amore per gli uomini, per la pace e per la natura tutta.

Ci mancherà molto

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