Eruzioni e terremoti sull'Etna, 24-26 Dicembre 2018

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Società Geologica Italiana

A cura del Prof. Carmelo Monaco
Consigliere della Società Geologica Italiana

Il Monte Etna è il vulcano attivo più alto in Europa, al di fuori del Caucaso, e si trova collocato a ridosso della scarpata di Malta che delimita la costa orientale della Sicilia separandola da Mar Ionio (riquadro in alto della Figura 1). L'Etna è un vulcano inusuale per la sua posizione rispetto alla geodinamica del Mediterraneo Centrale, regione caratterizzata dalla convergenza tra la placca Africana e quella Euroasiatica. Il vulcano si eleva attualmente per 3.326 m rispetto al livello del mare, coprendo un'area di 1.190 km2 con una circonferenza basale di 140 km. L'inizio dell'attività vulcanica all'Etna è posto a circa 500.000 di anni fa, con eruzioni principalmente sottomarine, sebbene l'inizio della costruzione dell'edificio attuale viene fatta risalire a 200.000 anni fa che ha portato alla formazione dello strato-vulcano attuale in seguito all'alternanza di eruzioni esplosive ed effusive. Attualmente, l'attività vulcanica si esplica principalmente con attività debolmente esplosiva e abbondanti eruzioni laviche.

Il basso versante orientale dell'Etna, per una lunghezza di circa 30 km, è tagliato dal sistema di faglie delle Timpe, orientate prevalentemente NNO-SSE (Figura 2). Questo è il risultato di un'estensione che interessa la zona orientale del cono vulcanico, la quale orientata ONO-ESE, è correlata a processi di "rifting" incipienti a scala regionale e non collegati alla dinamica interna del vulcano. I segmenti di faglia orientati NNE-SSO mostrano movimenti diretti, quelli orientati NNO-SSE mostrano una componente obliqua, laterale-destra, di movimento, mentre i segmenti orientati NO-SE, come la faglia di Fiandaca attivatasi nella notte del 26 dicembre scorso (terremoto di Fleri, ore 3:19, M = 4.8, profondità 1,2 km circa), mostrano movimenti trascorrenti destri con associate fratture aperte orientate circa N-S, disposte "en-echelon".  Queste strutture sono sismicamente attive, avendo dato luogo, negli ultimi 150 anni, a terremoti superficiali (max 5-6 km di profondità) e di bassa magnitudo (max 4-5), localizzati principalmente a cavallo dei segmenti orientati NNO-SSE.

In particolare, la faglia di Fiandaca (Figura 2) si è riattivata con le stesse caratteristiche anche nel 1875, nel 1894, nel 1914, nel 1931, nel 1984. La deformazione del terreno lungo la fascia di deformazione ha mostrato anche stavolta movimenti obliquo-destri lungo segmenti di faglia orientati NO-SE,  in accordo con il meccanismo focale (v.  http://cnt.rm.ingv.it/event/21285011), a cui sono associate fratture aperte  orientate circa N-S (Figg. 4, 7, 8). In genere si tratta di terremoti molto superficiali che hanno la caratteristica di causare danni significativi se rapportati all'entità, ma in un raggio d'azione molto circoscritto, essendo caratterizzati da limitate aree meso-simiche.

l terremoto di Fleri, il più forte di una sequenza che ha scosso il vulcano per alcuni giorni, ha seguito di poche ore l'attivazione di una frattura eruttiva lungo la parete occidentale della Valle del Bove ed estesa con direzione NO-SE, da quota 3.000 m, alla base del Cono di Sud-Est, a 2.300 m circa (Figure 3, 4). Da questa fuoriesce una colata che al momento si espande nella desertica Valle del Bove fino a quota 1.600 m. Nel contempo alcune piccole colate fuoriescono dal nuovo cratere di Sud-Est e continua una forte attività stromboliana alla Bocca Nuova. Da notare l'immensa nube di cenere fuoriuscita dalla Bocca Nuova e dalla frattura eruttiva la mattina del 24 dicembre, che ha causato la chiusura dell'aeroporto di Catania. Siamo in presenza di una tipica attività della zona del versante orientale dell'Etna, in cui periodicamente movimenti tettonici ed eruzioni si alimentano a vicenda. Il tutto parte da un processo tettonico di estensione crostale che richiama il magma dal profondo e la cui fuoriuscita crea un disequilibrio nel sistema innescando la riattivazione delle faglie delle Timpe e causando i terremoti. Un altro esempio ben noto è quello dell'eruzione del 2002-2003 che fu accompagnata al suo inizio da ben quattro terremoti di magnitudo superiore a 4 nel versante orientale dell'Etna, tra cui il famoso terremoto di Santa Venerina (29.10.2002, M = 4.4, profondità circa 1 km).

Le maggiori eruzioni fissurali dell'Etna sono avvenute lungo fratture eruttive che sono ubicate nelle parti alte dell'edificio vulcanico al letto del sistema di faglie delle Timpe, con direzione prevalente SO-NE, nel versante nord-orientale, e da N-S a NO-SE in quello meridionale. Queste fessure eruttive, talora disposte "en-echelon" nel versante meridionale, sono il risultato dello stesso regime tettonico regionale che, con direzione d'estensione WNO-ESE, determina la formazione di faglie attive lungo il basso versante orientale del vulcano. A livello più dettagliato, la geometria e il senso di movimento della maggior parte delle principali strutture attive presenti sul vulcano, sia le faglie, normali o oblique, che le fratture, eruttive o secche, sono cinematicamente compatibili e dunque possono essere riferiti a un'origine tettonica comune. Tali affinità geometriche e cinematiche suggeriscono che la maggior parte degli elementi estensionali del vulcano si collegano in profondità e rappresentano l'espressione superficiale di zone di taglio litosferiche, determinate dalla separazione tettonica dei blocchi ionico e ibleo (Sistema Alfeo-Etna e Scarpata di Malta).

Riferimenti bibliografici
Azzaro R., Branca S., Gwinner K. & Mauro Coltelli M. (2012) - The volcano-tectonic map of Etna volcano, 1:100.000 scale: an integrated approach based on a morphotectonic analysis from high-resolution DEM constrained by geologic, active faulting and seismotectonic data. Italian Journal of Geosciences, 131(1), 153-170. doi: https://doi.org/10.3301/IJG.2011.29. Scarica il PDF  Carta vulcano-tettonica

Branca S., Coltelli M., Groppelli G., Lentini F. (2011) - Geological map of Etna volcano, 1:50,000 scale. Italian Journal of Geosciences,130 (3): 265–291. doi: https://doi.org/10.3301/IJG.2011.15. Scarica il PDF Supplementary Material Carta Geologica

Monaco C., De Guidi G. & Ferlito C. (2010) - The Morphotectonic map of Mt. Etna. Italian Journal of Geosciences, 129(3), 408-428, doi: https://doi.org/10.3301/IJG.2010.11. Scarica il PDF


Fig. 1 - Schema morfo-strutturale del Monte Etna e, nel riquadro a fianco, sua collocazione nel quadro geodinamico della Sicilia e Mediterraneo centrale (ripresa da Monaco et alii, 2010).

Fig. 2 - Schema geologico - strutturale del versante orientale del Monte Etna con riportati i principali motivi vulcano-tettonici dell'area, comprese il sistema delle faglie delle Timpe, e la Faglia di Fiandaca che sembra aver dato origine al terremoto di Fleri del 26/12/2018 (modificata da Monaco et alii, 2010).

Fig. 3 - Schema tettonico - strutturale del versante orientale del Monte Etna con riportato l'epicentro supposto del terremoto di Fleri del 26/12/2018 (modificata da Monaco et alii, 2010).

Fig. 4 - Frattura lungo la faglia di Fiandaca (Foto: Salvatore Scudero).

Fig. 5 - Frattura eruttiva lungo la parete occidentale della Valle del Bove (Foto: Adriano di Pietro).

Fig. 6 - Immagini degli effetti del Terremoto di Fleri del 26/12/2018 (Foto: Carmelo Monaco).

Fig. 7 - Immagini degli effetti del Terremoto di Fleri del 26/12/2018 (Foto: Carmelo Monaco).

Fig. 8 - Immagini degli effetti del Terremoto di Fleri del 26/12/2018 (Foto: Carmelo Monaco).

Fig. 9 - Fratture aperte orientate circa N-S (Foto: Carmelo Monaco).

Fig. 10 - Immagini degli effetti del Terremoto di Fleri del 26/12/2018 (Foto: Carmelo Monaco).


 

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