Igino Cocchi (Aulla, MS, 27 ottobre 1827 – Livorno, 18 agosto 1913)

Società Geologica Italiana

A cura di MARCO PANTALONI (Sezione di storia delle geoscienze)

Igino Cocchi compì gli studi universitari a Pisa, dove si laureò nell'anno 1852 come allievo di Paolo Savi, che lo volle come suo collaboratore nell'insegnamento della zoologia. Divenne amico di Giuseppe Meneghini e cominciò a dedicare le sue ricerche alla geologia e alla paleontologia, subendo l'influenza del geologo inglese sir Roderick Impey Murchison.

Appena laureato compì un lungo viaggio di studi visitando la Société géologique de France a Parigi e la Geological Society e la School of Mines a Londra. Tornato da questo viaggio, si convinse della necessità di una base istituzionale che garantisse la rinascita della grande tradizione di studi geologici in Italia, soprattutto in seguito all'unificazione del Paese.

Cocchi quindi, insieme a Quintino Sella e Felice Giordano, esercitò pressioni per ottenere dallo Stato finanziamenti e supporto. Il progetto di realizzare una carta geologica del Regno d'Italia divenne la leva con cui Cocchi e i geologi italiani cercarono in varie riprese, ma con scarso successo di risultati, di convincere le autorità governative a farsi promotrici della ricerca geologica.

Tuttavia, fu soltanto in occasione dell'Esposizione di Parigi del 1866 che venne sollecitato il progetto di realizzazione di una carta geologica di sintesi del territorio italiano. Grazie all'aiuto del Ministro dell'Agricoltura, Industria e Commercio Cordova, Cocchi riuscì a raccogliere il materiale bibliografico e cartografico e produrre una versione, mai stampata, della Carta geologica d'Italia centrale e settentrionale a scala 1:600.000.

Dal 1860, Cocchi fu professore ordinario di geologia presso l'Istituto di studi superiori di perfezionamento di Firenze, e curatore della collezione di paleontologia del Museo di fisica e storia naturale di Firenze.

Alla fondazione del nato R. Comitato Geologico, nel 1867, ne venne nominato Presidente e, insieme a Giordano, con enormi fatiche, riuscì a far promulgare decreti a favore delle ricerche geologiche. Cocchi fu presidente Comitato geologico fino al 1873, anno di fondazione del R. Ufficio geologico e del trasferimento della sede a Roma. Lasciò quindi la presidenza del Comitato e l'insegnamento, convinto che la sua idea di vedere realizzato in Italia un Servizio geologico al pari di quelli inglesi, francesi e tedeschi non avrebbe potuto realizzarsi. Venne nominato Direttore della Società marmifera d'Arni, istituita per lo sfruttamento dei marmi delle Alpi Apuane.

Fu tra i soci fondatori della Società Geologica Italiana e ne fu Presidente nel 1887 e nel 1895. Nei sui discorsi inaugurali lamentò la scarsa vitalità istituzionale della geologia in Italia, la saltuarietà della pubblicazione delle Memorie e del Bollettino della Società, le disastrose condizioni finanziarie e, come ufficio per la Società, la disponibilità di "uno stanzino" presso la sede del Comitato geologico che considerava "al di sotto delle più modeste esigenze individuali, non che di quelle di una società".

Cocchi si dedicò, nella seconda fase della sua carriera, sempre più alla geologia applicata, contribuendo alle prospezioni tecniche per la costruzione dell'acquedotto fiorentino, e pubblicando diverse memorie scientifiche per alcune società di acque termali. Negli ultimi anni della sua vita si ritirò nella sua fattoria in provincia di Arezzo, e si dedicò con entusiasmo a problemi di agricoltura sperimentale.

La sua attività scientifica si concentrò sullo studio delle rocce ignee e sedimentarie toscane, passando poi a studiare la Val di Magra e le Alpi Apuane. Intraprese anche uno studio dell'Isola d'Elba, pubblicato nel 1870 nel Bollettino del R. Comitato geologico d'Italia.

Si occupò dello studio dei materiali combustibili, dei depositi minerari a sale e zolfo, dei marmi e delle pietre da costruzione.

Si dedicò anche alla paleontologia con uno studio tassonomico su una nuova famiglia di Pesci Labroidi e alla paleoantropologia, discutendo sull'antichità dell'uomo e sulla determinazione dell'età dei reperti fossili che accompagnavano i resti umani. Grazie al suo ritrovamento di un cranio fossile nelle argille della località l'Olmo, concluse che l'uomo fossile toscano "non poteva invecchiarsi oltre l'ultima deposizione dell'argilla quaternaria". Sempre in campo paleontologico, scrisse sul rinvenimento di due scimmie fossili, di uno scheletro di Elephas antiquus trovato presso Arezzo e compilò i cataloghi della collezione centrale italiana di paleontologia. Si interessò anche al termalismo e alla climatologia, pubblicando lavori sulle sorgenti di San Gemini e una Carta idrologica e climatologica d'Italia.

Cocchi non entrò nel dibattito sul Darwinismo in corso in quel periodo, ma non nascose il suo appoggio alle idee di Charles Lyell di sir Roderick Impey Murchison. Interessanti sono i suoi discorsi di commemorazione di Quintino Sella tenuto nell'Accademia Petrarca di Arezzo nel 1884 e quello per l'inaugurazione del monumento a Meneghini a Pisa del 1900.

A 75 anni si recò in Finlandia e rimase affascinato dalla cultura e dalla società finnica; studiò la lingua e tradusse in italiano il poema epico Kalevala.

Presso la biblioteca dell'Università di Firenze è conservata la raccolta completa dei lavori di Cocchi, mentre alcune lettere e manoscritti sono disponibili presso l'archivio del Servizio Geologico d'Italia conservato nella Biblioteca dell'ISPRA.
 

FONTI E BIBLIOGRAFIA

Corsi P. (1982) – Cocchi, Igino. Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 26.
https://www.treccani.it/enciclopedia/igino-cocchi_%28Dizionario-Biografico%29/#:~:text=COCCHI%2C%20Igino.,tra%20gli%20allievi%20di%20P

Issel A. (1913-14) - Boll. R. Com. geol. d'Italia, IV: 1-7.

Necrologio (1913) - Boll. Soc. Geol. it., XXXII, XCIX-CII.

Pantaloni M., Console F., Petti F.M. (2016) - 1867: notizie geologiche dalle Province del Regno d'Italia. In: Console F., Pantaloni M., Tacchia D. (Eds.). Mem. Descr. Carta Geol. d'It., 100: 8-43.

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