Francesco Penta (Napoli 11 Agosto 1899 - Roma 16 Ottobre 1965)

Società Geologica Italiana

a cura di ALESSIO ARGENTIERI (Sezione di Storia delle Geoscienze)
 
Figlio di Pasquale, noto neuropsichiatra forense e antropologo criminale, Francesco era un ragazzo del '99 che, appena terminati gli studi liceali a Napoli, fu arruolato per combattere l'epilogo della Grande Guerra. Come sottotenente di artiglieria egli fu destinato, combattente volontario, al fronte francese, dove subì gli effetti delle guerra chimica; il micidiale "gas mostarda" gli causò infatti lesioni polmonari permanenti e una salute cagionevole per tutta la vita. Si laureò in ingegneria civile nel 1924 all'Università di Napoli e decise poi di seguire, dal 1925 al 1929, i corsi di Scienze naturali presso l'Istituto di geologia, con Giuseppe De Lorenzo quale docente. Divenne quindi assistente, presso la Facoltà di ingegneria, di Giuseppe Ronza che era anche ingegnere capo del distretto minerario di Napoli. Fondamentale fu per lui l'incontro con il grande vulcanologo svizzero Alfred Rittmann, allora in forza all'Istituto Immanuel Friedländer. Il giovane Penta acquisì infatti in quegli anni una peculiare impostazione scientifica, basata su una solida preparazione ingegneristica integrata da competenze geologiche e minero-petrografiche; per tali ragioni egli divenne profeta di una nuova visione in Italia della geologia tecnica e applicata, che sapeva integrare approcci descrittivi e analisi quantitative. Presso la stessa Facoltà di ingegneria dell'Università di Napoli fu professore incaricato di arte mineraria e di geologia applicata sino al 1943. Contemporaneamente collaborava con l'omologa Facoltà de La Sapienza a Roma, dapprima come professore straordinario di giacimenti minerari e incaricato di geologia applicata e poi nel 1950, come vincitore di concorso per ordinario, ottenne la titolarità della cattedra di geologia applicata nonché la direzione dell'Istituto di geologia applicata e giacimenti minerari. Creò una scuola geologico-applicativa che fu trainante in Italia centro-meridionale, con i centri di ricerca di Roma e Napoli che fungevano da riferimento; fra i suoi allievi si menzionano Felice Ippolito, Ugo Ventriglia, Marcello Bernabini, Bruno Conforto e Filippo Falini. Con diversi di loro svolse, a partire dagli anni '40, moltissime consulenze per la realizzazione di grandi opere pubbliche nel centro-sud della penisola.

Molte responsabilità gestionali assunse in parallelo agli impegni cattedratici: direttore del Centro di studio delle risorse minerarie dell'Italia meridionale; direttore del Centro geotecnico della Fondazione politecnica del Mezzogiorno; direttore del Centro studi sui materiali naturali litoidi da costruzione; membro del Consiglio superiore delle miniere presso il ministero dell'Industria (1947-1957, poi presidente dal 1957 al 1964). Del Consiglio nazionale delle Ricerche fu direttore del Centro di studio per la geologia tecnica di Roma, componente del Comitato per la geografia, geologia e mineralogia (vicepresidente dal 1960 al 1963), membro del Comitato per l'ingegneria, del Comitato nazionale per la geodesia e la geofisica e della Commissione per la vulcanologia. Fu inoltre membro per oltre due decadi del Consiglio superiore dei Lavori Pubblici; in tale veste fu coinvolto nel disastro del Vajont del 9 ottobre 1963. Nei necrologi pubblicati poco dopo la scomparsa di Penta il delicato argomento non venne affrontato da parte dei suoi colleghi o ex discepoli, quando la tragedia era ancora di fresca memoria ed il processo penale di primo grado in corso. Un approfondimento sulla questione è stato svolto, in base a bibliografia più recente e a testimonianze dirette, in occasione della redazione della voce a lui dedicata nel Dizionario Biografico degli Italiani (Argentieri, 2015), cui si rimanda per gli approfondimenti.

La produzione scientifica di Penta consta di più di 300 articoli, a cui si aggiungono manuali per la didattica, recensioni e commenti tecnici, resoconti delle attività di ricerca redatti in qualità di direttore di struttura. Nella prima fase della carriera si occupò di mineralogia, cristallografia, vulcanologia, litotecnica e giacimenti minerari. I suoi interessi virarono dall'inizio degli anni '40 sulla geotecnica e la geologia applicata, affrontando anche temi per l'epoca inesplorati, quali gli effetti di sito dei terremoti, e la geotermia.

Ricoprì importanti incarichi in istituzioni accademiche nazionali e internazionali: Società geologica italiana (socio dal 1929 e Presidente nel 1950); Accademia nazionale dei Lincei (socio corrispondente dal 1955 e nazionale dal 1963); Società nazionale di scienze, lettere ed arti in Napoli; International association of volcanology (segretario generale nel 1960); International association of hydrogeologists (presidente dal 1960 al 1963); International association of earthquake engineering; American association of engineering geologists; della Deutsche Mineralogische Gesellschaft; redattore del Bulletin volcanologique dal 1962.
 
FONTI E BIBLIOGRAFIA
Penta, Francesco (1970) in Dizionario enciclopedico italiano, 9, Istituto dell'Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani, p. 214.
Argentieri A. (2015) – Penta, Francesco. Dizionario Biografico degli Italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani, 82 (http://www.treccani.it/enciclopedia/francesco-penta_(Dizionario-Biografico)/
Dal Piaz G.B. (1966) – Commemorazione del socio Francesco Penta. In: Atti della accademia nazionale dei Lincei, Rendiconti della classe di scienze fisiche, matematiche e naturali, s. 8, , vol. 41, pp. 586-596, con l'elenco delle opere.
Esu Cugusi F. (1965) – Memorial to Francesco Penta (1899–1965). Bulletin of Volcanology, XXIX, 1, pp. 827–831.
Ippolito F. (1965) – Francesco Penta (1899-1965). Memorie e Note dell'Istituto di Geologia applicata dell'Università di Napoli, IX, pp. 80-82.
Merlin T. (1983) – Sulla pelle viva. Come si costruisce una catastrofe. Il caso del Vajont (Milano). pp. 89, 98, 104, 116, 119, 140, 142 s., 173 s.
Semenza E. (2001) – La storia del Vajont scritta dal geologo che ha scoperto la frana, (Ferrara). 80 s., 105, 145 s., 160, 188, 215, 226 s., 251.
Vai G.B. (2013) – Vajont, 1963. Cinquanta anni dopo: cronaca, etica e scienza, in "L'Italia dei disastri. Dati e riflessioni sull'impatto degli eventi naturali 1861-2013" (a cura di E. Guidoboni - G. Valensise), pp. 43-72.
Ventriglia U. (1967) – Commemorazione del Prof. Francesco Penta. Bollettino della Società Geologica Italiana, LXXXVI, 1, pp. 3-7.
 

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